lunedì 22 settembre 2008

Non sè.

Se fossi un babbano sarebbe più semplice. Non avrei domande da pormi.
Se fossi un mago sarebbe più semplice. Avrei la bacchetta e saprei come usarla.
Se fossi qualcosa di meglio, potrei non essere solo questo.
Se fossi qualcos'altro, non sarei più me stesso.
Non sarei più qui.
Non sarei più.
Non sarei.
Non.

domenica 21 settembre 2008

datemi datemi

datemi l'uomoragno, spiderman, batman e tutti i suoi aggeggi. Datemi lewin e la teoria del campo, datemi i sistemi di Ford e Lerner, datemi Sigmund e il suo inconscio da pervertito sessuale, datemi Erickson e le crisi, datemi Piaget e la sua intelligenza creativa, datemi vygotskij e la sua capacità di capire lo sviluppo. datemi tutto e forse capirò qualcosa di tutto questo.

sabato 20 settembre 2008

Lentamente muore


Lentamente muore chi diventa schiavo dell'abitudine, ripetendo ogni
giorno gli stessi percorsi, chi non cambia la marca, chi non
rischia e cambia colore dei vestiti, chi non parla a chi non conosce.

Muore lentamente chi evita una passione, chi preferisce il nero su
bianco e i puntini sulle "i" piuttosto che un insieme di emozioni,
proprio quelle che fanno brillare gli occhi, quelle che fanno di uno
sbadiglio un sorriso, quelle che fanno battere il cuore davanti
all'errore e ai sentimenti.

Lentamente muore chi non capovolge il tavolo, chi è infelice sul
lavoro, chi non rischia la certezza per l'incertezza, per inseguire un
sogno, chi non si permette almeno una volta nella vita di fuggire ai
consigli sensati. Lentamente muore chi non viaggia, chi non legge, chi
non ascolta musica, chi non trova grazia in se stesso. Muore lentamente
chi distrugge l'amor proprio, chi non si lascia aiutare; chi passa i
giorni a lamentarsi della propria sfortuna o della pioggia incessante.

Lentamente muore chi abbandona un progetto prima di iniziarlo, chi non
fa domande sugli argomenti che non conosce, chi non risponde quando gli
chiedono qualcosa che conosce.

Evitiamo la morte a piccole dosi, ricordando sempre che essere vivo
richiede uno sforzo di gran lunga maggiore del semplice fatto di
respirare.
Soltanto l'ardente pazienza porterà al raggiungimento di una splendida
felicità.

(P. Neruda)

venerdì 19 settembre 2008

Di getto, vomitando ogni parola

Mi dispiace. Un intenso immenso enorme fottutissimo mi dispiace. Mi dispiace per la carne, la polvere e le ossa. Per la cenere che mi oscura gli occhi. Per le lacrime che tornano a trovarmi ogni volta che penso se ne siano andate per sempre. E quel macigno dentro, grosso come un grosso macigno dentro...E tutte quelle cose che mi si vomitano addosso, e mi trascinano nel baratro. Vorrei un futuro perfetto per te. Vorrei un futuro perfetto per noi. vorrei sollevarti da ogni difficoltà, e cantarti a sussurri che tutto andrà bene. ma riesco soltanto a singhiozzare e a combattere per non rimanere strozzato. Perchè davvero non lo so il mio futuro. E ho fatto tanti sbagli, ma non questo. Non la sincerità, non quella domanda dentro che mi ha scavato come un trapano. é questa la mia vita? è così che sono, è questo quello che siamo? Che cosa sto cercando? che cos'è che mi manca,m in un ondo che mi sembra perfetto? Quale è questa gabbia che non mi fa uscire? che cosa sto cercando? Ho il dolore di sapere che sono io l'artefice, il mastro orologiaio, il creatore della fine. Sono quello che sceglie, quello che muove i pezzi. Puoi urlare dal dolore se ti strappano il cuore, ma che cosa fai se sei tu a strapparlo a qualcun'altro? quale è il limite che puoi vivere, che puoi sentire dentro, prima di ritrovarti come un pozzo svuotato, pieno solo del tuo ego in poltiglia e dei tuoi desideri stretti tra i denti? Vorrei che tutto fosse il sogno che vorrei che fosse. Ma non lo è. E finirei per essere un bugiardo patologico se facessi finta di niente, solo perchè so che salverebbe la tua anima. Che bruci la mia, di anima, per le scelte forse sbagliate, forse avventate. Ma sempre sincere. perchè è questo che dovevo fare. E non avrei mai, mai voluto causarti tanto dolore. Non pensavo di essere in grado di diventare così atroce, così macellaio. Un taglio chirurgico nell'anima, e invece del sangue, sgorgano lacrime che mi spari addosso, e mi sento lontano e mai così vicino alla tua anima dilagnata. E mi contorco nel sonno, perchè non voglio vederti mai più, e voglio stare conte per sempre. Perchè non voglio perdere quello che siamo, anche se so che non possiamo più esserlo. E allora vorrei tenermi stretta la tua anima lo stesso, sentire Quello che hai, quello che sei, sentire che ancora sorridi, che ancora mi pensi. Come ti penso io ogni giorno, come prego Dio ogni giorno di darti il sorriso, e di sorriderti tanto. Come prego di poter essere in grado di esserci, e semplicemente respirarti accanto, per dirti che comunque sia, andrà tutto bene. perchè so che è così.
Perchè so che non cambia niente quello che sento, e ho un cuore grande capace di accogliere tutti
coloro che amo.
Capace di accogliere anche te.

The end

Ho finito la tesi. Forse