Allora, ho un po' di robe grosse in testa, ma non è per quello che mi gira, forse è per le cose che so, o che sto imparando, o per le ore di sonno che ormai conto settimanalmente. Forse è il mal di testa che fa toc toc, c'è nessuno, e trova sempre vuoto. ma..accidenti...un anno ti ritrovi a scherzare sui banchi di scuola, mangiando una mela, senza voglia di studiare, e poi scopri che magari tu ti senti uguale, ma il mondo intorno inizia ad invecchiare, la coca cola cambia lattine, il tuo cinema preferito lo chiudono per un po', e la ristrutturazione te lo ridà nuovo, più caro, e senza puzza di muffa...l'Ipod è una realtà a cui nessuno aveva pensato e ancora tutti si stanno chiedendo in fin dei conti a che accidenti serva. E arrivi quasi alla soglia del "diventare grande" senza sapere che grande lo sei già diventato da un pezzo. E ci sono cose che funzionano. Ti ritrovi. Ti guardi e ti riconosci. La faccia è sempre quella da vent'anni a questa parte.
O forse hai meno capelli. Hai un sacco di binari sulla fronte. Hai la pelle raggrinzita quando ridi. Hai quella cosa che ogni tanto ti sembri un estraneo..uno più grande..uno adulto.
e ti ritrovi soprattutto a dare consigli.
Tu.
Che dai consigli.
Che hai un'idea su qualcosa.
Un'idea sul mondo.
Un'idea su tua mamma e tuo papà.
Che sono buoni e anche cattivi.
E sai che puoi benissimo accettarlo.
Ecco. Pazzesca lavita. e i sorrisi dei bambini sui treni ti fanno sentire così immenso che potresti contenere tutte le loro vite, e insegnar loro ad essere felici per sempre.
Delirio di onnipotenza. psicologia.
Forse solo ottimismo.
martedì 22 gennaio 2008
giovedì 10 gennaio 2008
Febbre
Ho la febbre. La febbre del sabato sera. La febbre dell'oro. Chiamatela come vi pare. Ma ho la febbre, o almeno credo. Perchè se no non mi spiego il battito accelerato, la faccia rossa e la temperatura alta. Forse è perchè faccio le scale troppo in fretta, e sto invecchiando. O forse solo perchè sono felice. Per qualche minuto alla volta. E sto imparando tante cose. Sto imparando a sellare i cavalli, a pulirli, a spazzolarli, a coccolarli e a farmi coccolare. A lasciarmi stare quando mi piazzano il muso nella pancia e si danno una sonora grattata. A dire Grazie quando mi danno lo zoccolo e se lo fanno pulire. A quando mi guardano e mi dicono con gli occhi "ma la carota dov'è?". Sto imparando quanta pazienza ci vuole per farsi cavalcare. Per obbedire anche quando non si vuole. Per far finta di andare da qualche parte, anche se in fondo si gira sempre lo stesso giro. Sto imparando quanta pazienza ci vuole per non tirare calci. Per non piantarsi senza nient'altro da dire. Sto imparando che è bello abbracciarli, e ritrovarsi a puzzare. Sto imparando che fanno la cacca e non tirano mai l'acqua. Ma nessuno se la prende. E la pazienza che mi è rimasta cresce, quando sento la loro pazienza nel sopportare me. Piccolo rompiscatole che non sa usare nemmeno bene la striglia.
Ecco cos'è. E' febbre da cavallo. Che l'asino lì in mezzo sono io.
Ecco cos'è. E' febbre da cavallo. Che l'asino lì in mezzo sono io.
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