mercoledì 3 giugno 2009

Non cambia mai nulla

Vuoto. Totalmente.
Totalmente pieno di vuoto.
E ancora, e ancora. E ancora. Quanto ancora durerà questa giostra? Non ho giri fortunati da un bel po', e credo ormai di aver finito i gettoni. Sono vittima di un giostraio crudele, di un dio dei tamburi che fa il buono e il cattivo tempo, che finge di amarmi, che finge di volermi. Che finge.
La realtà è che è buono con le parole, e continua a confezionarmi ricette che ormai non trovo più di alcun sapore, perchè niente è più di mio gusto. Continuo a restare avvolto nella plastica, soffocato da questa finta innocenza che non lascia scampo. Quello scacco che mi coglie ogni volta, quelle negazioni assurde, quel bisogno di fare tutt'altro, sempre, facendo finta di avere il tempo per tutto.
Ti sei proposto come la stella più brillante, come lo splendido di fronte a cui inchinarsi. Io speravo che almeno lì sotto ci fosse la pelle dell'onesto lavoratore. Lentamente si è sbriciolata anche questa speranza. L'evindenza ha vinto fragorosa, stucchevole, megera.
La realtà è che sei fiero solo di te stesso, e delle tue bugie.
Non fa per me, ragazzino. Sono un cavaliere, io. Cavalco sogni che mi porterebbero lontano, se non ci fossi tu. E sono stufo di pendere e dipendere da quello che vuoi, come un giochino di un bamboccio annoiato.

So cosa devo fare. So quale è la via. Continuare. Ancora e ancora, ed avanzare un centimetro ogni passo, un passo dopo l'altro, inesorabile. E se anche, trascinando te, percorrerò un metro nel triplo del tempo, l'avrò percorso comunque. E domani, quando taglierò queste catene, ti lascierò indietro miglia, e respirerai la mia polvere. E dovrai accecarti gli occhi alzando la testa verso il sole, per vedere quanto in alto sto volando.
O forse, non succederà niente. Ma garantisco.
Ogni posto in cui andrò senza di te,
sarà comunque più in alto di dove sono ora, qui, insieme a te.