mercoledì 10 febbraio 2010

Sospeso in una bolla cosmica

Vivo fugacemente. Mi sembra che tutto passi in fretta. Che gli ultimi dieci anni sia stato con l'interruttore spento. Che abbia iniziato a mettere su rughe invisibili per tutti i momenti invivibili che ho passato. E poi ogni pensiero torna a cristallizzarsi a momenti speciali.
- A quei chilometri sulla strada col motore a pieni giri e la velocità di crocera di quel cubo cartonato di 90 Km orari se la pendenza favorisce.
- A quelle sere di troppo Margarita con i sorrisi verso la cameriera, e quell'altro che mi vomita sulle scarpe poco dopo mentre gli rido in faccia.
- A quelle volte in c'è il ritrovarsi su una panchina a guardare negli occhi la dolcezza. A quei giorni di odori forti, e perdite e voglie.
- A quelle mattine con la neve alle ginocchia, il ritardo sconcertante a scuola, la voglia assoluta di fuggire.
- A quelle ore di odore di educazione fisica, di scarpe puzzolenti, di spogliatoio.
- A quelle pareti di colori vaghi, tinte solo dalla necessità di sopravvivere.
- A quelle stagioni di capelli tagliati corti, di pelle marrone, di sudori immorali, di film di immortali, di biciclette cigolanti, di sabbia, di calippo, di problemi esistenziali.
- A tutte quelle sere da solo.
- A tutte quelle sere da sogno.
- A tutte quelle sere di cui ho perso memoria. Sotto ai tavoli, in cima a un gioco di corde al parcogiochi, appeso fuori ad un auto in corsa cittadina.
- Ad ogni festa imbarazzante.
- Ad ogni volta in cui mi sento fuori posto, e solitamente lo sono.
- A tutte le volte che sfido la sfiga e salgo su un aereo.
- A quelle stanche mattine universitarie, ad aspettare solo i sorrisi giusti.
- Alle code interminabili agli esami.
- All'odore della stalla, al campo gelato, alla cacca, al giallo, al caffè delle macchinette, al supermercato.
- Agli insulti per cominciare bene la giornata.
- Ai premi aziendali. Gratis.
- Alle mie botte e calci al narcisismo.
- Al rosso, e tutto il rossume planetario.
- Alle scale mobili
- Ai gatti, ai cani, ai rinoceronti.
- Al non sapere affatto, e muoversi a tentoni, tentando di capire, di ascoltare, di provare.
- Al non voler perdere niente per non rovinare niente.
- Alle volte in cui non mi aspetto nulla, e mi capita tutto.

E penso che un elenco così dovrebbe andare avanti all'infinito, e potrebbe anche, se lo lasciassi correre. Ma è tardi, e altre parole non risolverebbero niente. I miei dieci anni passati rimarrebbero comunque pieni di buchi. O forse è il vuoto che è compresso, schiacciato, stirato da ogni ricordo, che prende forma, forza, consistenza e autorità, e piano piano riempie ogni pertugio.
Resto sospeso a metà tra la distruzione ed il delirio, affascinato dalla mia stessa incapacità di concludere degnamente questo post.