Vivo fugacemente. Mi sembra che tutto passi in fretta. Che gli ultimi dieci anni sia stato con l'interruttore spento. Che abbia iniziato a mettere su rughe invisibili per tutti i momenti invivibili che ho passato. E poi ogni pensiero torna a cristallizzarsi a momenti speciali.
- A quei chilometri sulla strada col motore a pieni giri e la velocità di crocera di quel cubo cartonato di 90 Km orari se la pendenza favorisce.
- A quelle sere di troppo Margarita con i sorrisi verso la cameriera, e quell'altro che mi vomita sulle scarpe poco dopo mentre gli rido in faccia.
- A quelle volte in c'è il ritrovarsi su una panchina a guardare negli occhi la dolcezza. A quei giorni di odori forti, e perdite e voglie.
- A quelle mattine con la neve alle ginocchia, il ritardo sconcertante a scuola, la voglia assoluta di fuggire.
- A quelle ore di odore di educazione fisica, di scarpe puzzolenti, di spogliatoio.
- A quelle pareti di colori vaghi, tinte solo dalla necessità di sopravvivere.
- A quelle stagioni di capelli tagliati corti, di pelle marrone, di sudori immorali, di film di immortali, di biciclette cigolanti, di sabbia, di calippo, di problemi esistenziali.
- A tutte quelle sere da solo.
- A tutte quelle sere da sogno.
- A tutte quelle sere di cui ho perso memoria. Sotto ai tavoli, in cima a un gioco di corde al parcogiochi, appeso fuori ad un auto in corsa cittadina.
- Ad ogni festa imbarazzante.
- Ad ogni volta in cui mi sento fuori posto, e solitamente lo sono.
- A tutte le volte che sfido la sfiga e salgo su un aereo.
- A quelle stanche mattine universitarie, ad aspettare solo i sorrisi giusti.
- Alle code interminabili agli esami.
- All'odore della stalla, al campo gelato, alla cacca, al giallo, al caffè delle macchinette, al supermercato.
- Agli insulti per cominciare bene la giornata.
- Ai premi aziendali. Gratis.
- Alle mie botte e calci al narcisismo.
- Al rosso, e tutto il rossume planetario.
- Alle scale mobili
- Ai gatti, ai cani, ai rinoceronti.
- Al non sapere affatto, e muoversi a tentoni, tentando di capire, di ascoltare, di provare.
- Al non voler perdere niente per non rovinare niente.
- Alle volte in cui non mi aspetto nulla, e mi capita tutto.
E penso che un elenco così dovrebbe andare avanti all'infinito, e potrebbe anche, se lo lasciassi correre. Ma è tardi, e altre parole non risolverebbero niente. I miei dieci anni passati rimarrebbero comunque pieni di buchi. O forse è il vuoto che è compresso, schiacciato, stirato da ogni ricordo, che prende forma, forza, consistenza e autorità, e piano piano riempie ogni pertugio.
Resto sospeso a metà tra la distruzione ed il delirio, affascinato dalla mia stessa incapacità di concludere degnamente questo post.
- A quei chilometri sulla strada col motore a pieni giri e la velocità di crocera di quel cubo cartonato di 90 Km orari se la pendenza favorisce.
- A quelle sere di troppo Margarita con i sorrisi verso la cameriera, e quell'altro che mi vomita sulle scarpe poco dopo mentre gli rido in faccia.
- A quelle volte in c'è il ritrovarsi su una panchina a guardare negli occhi la dolcezza. A quei giorni di odori forti, e perdite e voglie.
- A quelle mattine con la neve alle ginocchia, il ritardo sconcertante a scuola, la voglia assoluta di fuggire.
- A quelle ore di odore di educazione fisica, di scarpe puzzolenti, di spogliatoio.
- A quelle pareti di colori vaghi, tinte solo dalla necessità di sopravvivere.
- A quelle stagioni di capelli tagliati corti, di pelle marrone, di sudori immorali, di film di immortali, di biciclette cigolanti, di sabbia, di calippo, di problemi esistenziali.
- A tutte quelle sere da solo.
- A tutte quelle sere da sogno.
- A tutte quelle sere di cui ho perso memoria. Sotto ai tavoli, in cima a un gioco di corde al parcogiochi, appeso fuori ad un auto in corsa cittadina.
- Ad ogni festa imbarazzante.
- Ad ogni volta in cui mi sento fuori posto, e solitamente lo sono.
- A tutte le volte che sfido la sfiga e salgo su un aereo.
- A quelle stanche mattine universitarie, ad aspettare solo i sorrisi giusti.
- Alle code interminabili agli esami.
- All'odore della stalla, al campo gelato, alla cacca, al giallo, al caffè delle macchinette, al supermercato.
- Agli insulti per cominciare bene la giornata.
- Ai premi aziendali. Gratis.
- Alle mie botte e calci al narcisismo.
- Al rosso, e tutto il rossume planetario.
- Alle scale mobili
- Ai gatti, ai cani, ai rinoceronti.
- Al non sapere affatto, e muoversi a tentoni, tentando di capire, di ascoltare, di provare.
- Al non voler perdere niente per non rovinare niente.
- Alle volte in cui non mi aspetto nulla, e mi capita tutto.
E penso che un elenco così dovrebbe andare avanti all'infinito, e potrebbe anche, se lo lasciassi correre. Ma è tardi, e altre parole non risolverebbero niente. I miei dieci anni passati rimarrebbero comunque pieni di buchi. O forse è il vuoto che è compresso, schiacciato, stirato da ogni ricordo, che prende forma, forza, consistenza e autorità, e piano piano riempie ogni pertugio.
Resto sospeso a metà tra la distruzione ed il delirio, affascinato dalla mia stessa incapacità di concludere degnamente questo post.